RAUTALAMPI

 

Lo spettacolo racconta la storia di Licia, una bambina rom che vive nel campo nomadi di Rautalampi, nel suo percorso di crescita e autodeterminazione. In scena, i tre interpreti si confrontano sul tema dello spettacolo, costruendo il personaggio di Licia tramite l’esposizione e l’uso di materiale d’archivio ricavato dall’incontro con bambine e ragazze rom e presentando le proprie vicende autobiografiche: Giuseppe, regista e arteducatore; Laura, attrice professionista e boxeur amatoriale; e Pio, ventenne rom residente nel campo nomadi di Salone. Il pubblico partecipa così alla costruzione della storia di Licia, nel suo rapporto con la famiglia, la scuola e la città, attraverso un linguaggio post-drammatico che combina narrazione, performance e video installazione. 

Lo spettacolo indaga il tema dell’infanzia ai margini attingendo alle storie di bambine e adolescenti rom: soggetti iper-visibili eppure inascoltati che più di altri incarnano gli effetti della povertà educativa e urbana.

Avviando un percorso biennale di ricerca, incontro e condivisione laboratoriale con minori rom, la compagnia ha raccolto e rielaborato in chiave drammaturgica fonti d’archivio (registrazioni, video, disegni, diari ecc.) e immaginari “ponte” (cartoni animati, canzoni e videogame), che assembla dal vivo alla ricerca di un punto di vista situato, paritario e creativo sull’infanzia ai margini.

AWARDS

Progetto Finalista
Premio Scenario Infanzia 2018

Progetto Vincitore Premio “Per-formare il sociale”
Festival Presente Futuro 2019

 

Anno di produzione: in allestimento
Durata: —
Tipologia: teatro
Regia, drammaturgia e visual design: Nexus
Con: Laura Garofoli, Nedzad Husovic, Nexus
Supervisione drammaturgica:
Wu Ming 2
Scenografie: Andrea Simonetti
Assistente alla regia: Alessandro Giova

Progetto sostenuto da residenze artistiche presso:
CHAOS, Centro Arti Opificio Siri (Terni, 2019)
Short Theatre/La Pelanda (Roma, 2019)

 

La scelta di indagare l’infanzia ai margini nasce dalla constatazione che più di ogni altra, l’infanzia di un minore rom che vive in condizioni di povertà all’interno di una baraccopoli progettata e gestita dalle istituzioni sia indelebilmente segnata. La compagnia ha così avviato una ricerca sulle relazioni e i desideri di questa infanzia iper-visibile eppure inascoltata, scoprendo che a segnare questi destini non è una presunta “cultura nomade” bensì il dispositivo del “campo nomadi”, responsabile di un percorso infantile sotto il segno dell’esclusione, della discriminazione e dell’assistenzialismo.

Le fonti d’archivio (registrazioni, video, disegni, appunti) sono tratte dai laboratori di teatro e danza condotti dalla compagnia con minori rom. Facendo leva su immaginari “ponte” come cartoni animati, canzoni e icone pop, interpreti e pubblico condividono lo sviluppo di una storia volutamente “utopica”, alla ricerca di un punto di vista situato, paritario e creativo sull’infanzia marginalizzata.